Tada, un buon posto dove nascere?

POSTO: tadasuni
DOVE: 40°06’37″N 8°53’01″E

un lago giovane, un bar di ricordi e una mappa verso le fate  

Stare in piedi era impossibile. Sentiva scricchiolii ovunque, vertebra dopo vertebra, nel tentativo di allungare la schiena ormai ingobbita. Trovarsi dentro una roccia alta poco più di un metro era come provare a stiracchiarsi in mezzo alla placenta. Stesso tepore, stessa protezione naturale, stesso desiderio di uscire ma anche di starci chissà quanto. Eppure non era il posto giusto, per nascere, quello. Anzi.

Era la prima volta che Nic entrava in una Domus de Janas, una casa delle fate, una tomba preistorica, scavata nella roccia. “Ce ne sono tante, in Sardegna” – aveva pensato mentre arrivava a Tada – “ne troverò una anche qui”.
Nic, cinquant’anni passati da un pezzo, girava il mondo per fotografare donne poco vestite. Tacchi e plateau erano il suo soggetto preferito, dopo forme morbide che si confondevano tra veli di organza, toy sex colorati e lingerie micro. Quell’uomo con le spalle da nuotatore era venuto a Tada direttamente da Praga. Aveva appena finito un servizio all’aperto. Lui, la sua reflex e la modella di turno, avevano occupato il ponte Carlo alle cinque di mattina. Nebbia e assenze, questo gli serviva.

domus de janas di tadasuni
ingressi a domus de janas di tadasuni

Arrivato a Tada, 150 anime, Nic aveva cercato il ponte che unisce le due rive del lago: anche lui ospita nebbia e assenze. Non per forza all’alba.  Aveva sentito parlare dell’Omodeo l’ultima volta che era stato nell’isola. E il desiderio di vedere quel lago artificiale dall’alto era stato immediato. Le grate non le aveva considerate. Sul ponte aveva provato a incastrare l’obiettivo tra un quadratino di metallo e l’altro, ma si era arreso. La sua Nikon aveva avuto libertà totale solo ai bordi del viadotto. Tutta quell’acqua piena di nuvole bianche se l’era goduta di sbieco.  Le gocce invisibili ma pesanti, umido puro, gli entravano nelle narici. Dalla 500 noleggiata in aeroporto arrivavano frastuoni gracchianti: la zona era così in ombra che il passaggio da una stazione all’altra non dava esito positivo da almeno sette minuti. Ma era bello sentire quella radio del nulla.   

il lago omodeo lato diga
vista lago dalle domus de janas di tadasuni

Dopo quella tappa obbligata, Nic era risalito in paese. E si era fermato al “Bar da Claudio”.
Un posto che sembra uscito da “Cattedrale”. Con un’insegna rubata alla Coca Cola e una storia colma di vite: tutti gli uomini di Tada hanno messo il piede su quelle piastrelle, lucidate a nuovo da poco, almeno una volta. Pomeriggi di quartiglio, che diventavano una gara a chi fregava di più. Per 5 o 50 lire resuscitavano anche le carte dal mazzo. Aperitivi di tarda mattina, dopo processioni religiose, che si trasformavano in bollettino domenicale.
E poi, quel bar, era il luogo dei ricordi: arrivavano sino alla prima guerra mondiale. E a volte diventava un gioco a chi li inventava più fantasmagorici.

Lì Nic aveva incontrato un altro Nic, tadasunese doc, occhi colorcielo e metà di Fina, occhi colorterra. Voleva sapere delle Domus de janas e di quel lago che un secolo fa non esisteva.
Nic (la metà di Fina) aveva preso il tovagliolo di carta, dove aveva poggiato il cucchiaino del suo caffè con poco zucchero, e aveva iniziato a scarabocchiare qualcosa.

Poi Nic (il maestro di foto) era andato via, incapace di pagare il suo latte e con la mappa appena disegnata stretta tra le dita.
Dentro c’erano le case delle fate. E si affacciavano proprio sul lago.
Si era messo in macchina seguendo la cartina a chiazze.
Ora, la Nikon non aveva nessun intralcio davanti. Il sole era alto.
E l’obiettivo era pronto a raccontare di nuovo tutta quell’acqua. Ma senza nuvole, senza orizzonti sbilenchi da seguire. Senza incertezze.

Al gate aveva chiamato Caterina: “Questo è un buon posto, dove nascere; torneremo insieme, a Tadasuni”.

nic davanti al lago omodeo
tadasuni
  • lighTravel | a tada lasciati guidare dalle viuzze in lastricato. farai foto di sole e silenzio.
  • lifEscape | vai al parco di tada, siediti su una panchina e leggi “Un buon posto dove stare” di Francesca Manfredi. per una fuga che smuove i sensi.
  • tada ♥ è qui.
tadasuni in una mappa