farsi acqua e sale

MOMENTO: un mattino di primavera
DOVE: 39°06’38.51” N  9°31’18.29” E

Porto Giunco. Una storia che non finisce.

Nada. Ha iniziato prima a nuotare, poi a respirare.
Per mesi, in una pancia gigante, ha sentito il profumo della scogliera e l’aria morbida del mare.
Nada, nuota.
Quel gesto però non è mai stato un obbligo. È il suo modo di essere.
Il suo diventare onda, una volta immersa, non è mai più sparito.  

sabbia e alghe, a porto giunco, in sardegna

Porto Giunco è dove lei, più che altrove, si fa acqua e sale. Mai quando il calore sfibra anche le epidermidi più corazzate. Solo nei momenti di camicie bianche di lino e spiagge di silenzio e alghe.
Ci è tornata anche quest’anno.
Lo stagno ha un colore finto le prime ore del mattino. Come uno specchio consumato dagli anni, bordato da macchie di nuvole grigie dense di fascino e malinconia. Quella malinconia bella, che non c’entra nulla con le cose non fatte. Ma che è solo una via per il mare.
Lo raggiunge in un attimo.
Una volta dentro si lascia attraversare ogni fibra dalla temperatura di primavera. È un freddo che spazza tutto. Nada si svuota di paure e sogni. Di assenze e presenze. Di cervello e cuore. È lì che inizia a farsi acqua e sale. Le altezze del fondale la trasportano in un luogo astratto: è una geografia emotiva, quella.

posidonia e mare a porto giunco, in sardegna

Rompere con le braccia la superficie è la soluzione a tutti i se dell’estate in arrivo. Il corpo di Nada si fonde con le bolle che nascono in profondità. Le onde piccole gorgogliano tra cosce e seno creando un senso di apertura e chiusura al mondo, contemporaneo. È come schiantarsi a mille all’ora in un muro di schiuma e ovatta. Che pensi di scomporti in un’infinità di pezzetti e invece ne esci più compatta di sempre, con una percezione amplificata all’infinito sulla bontà del mare. Stare in quella pozza tutta sua, fluida e anche un po’ ruvida è come un pomeriggio dell’infanzia e pure della giovinezza. Con la bocca secca di sole, la pelle livida di mare e il litorale ancora poco abbronzato di giugno. Quando era appena finita la scuola e lei fuggiva da tutto e tutti per il suo bagno sotto la torre. 
Adesso è la stessa felicità. Ma gonfiata dalla posidonia che ha invaso la cala.
Sentirla sbriciolarsi sotto i piedi prima di tuffarsi. Sentirla appiccicata addosso durante quel bagno di maggio. Sentirla fino ai polmoni come ossigeno per il presente. Il distacco dal reale è ancora più nitido grazie alle alghe scure. Sembrano minacciose e invece proteggono.
Nada, il mare, l’ambiente.
I fili lisci di posidonia si mischiano ai suoi capelli cioccolato, si incollano ai suoi pensieri euforici e si infilano sui suoi occhi, proiettando in avanti ciglia e programmi.
Dopo un tempo indefinito di fiato leggero e odore selvaggio di lentischio e alghe, Nada si muove. Bracciata dopo bracciata, sempre più veloce. Sequenze imparate durante goffe e amorevoli lezioni.
Non è diventata un pesce, ma quella routine di fatica e piacere ha reso definitivo il suo rapporto con le strade liquide. Che a volte gli allenamenti di sudore pesante ma invisibile con risultati a metà ma per sempre, sono le vere mappe dell’esistenza.

ondine a porto giunco, villasimius, sardegna

Smette di nuotare e ricomincia a percepire il concreto. Sente il gelo in gola, il rumore di pochissime voci, l’indolenzimento di muscoli reduci dal sonno dell’inverno.
E va via con un asciugamano blu appiccicato alle ossa.
Porto Giunco è il posto dei ricordi. È il posto di oggi. Non in mezzo alla folla. Non nelle ore più calde. Non tra i villeggianti. 
Porto Giunco è una storia fuori stagione. Che non finisce.

torre di porto giunco, a villasimius, in sardegna

Dopo qualche ora Nada lascia segni rossi sotto frasi intere in un libro gonfio di umidità, sgualcito da orecchie raffinate.
Pensando che non siamo solo danzatori di stelle. Ma anche di acqua.

il mare di porto giunco, a villasimius, in sardegna
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mappa con porto giunco, in sardegna